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AQUA, indagini sulla cultura del presente

Collana a cura di Maurizio Vanni
in collaborazione con
Associazione Culturale MOSAIKA

L’acqua è simbolo di vita, nascita e rinascita. È il secondo dei quattro elementi e ad essa vengono associate le qualità dell’emozione, dell’intuizione e dell’adattabilità. I filosofi greci individuarono nell’acqua uno degli Archè (origine) dell’Universo, una delle differenti soluzioni per cercare di ricondurre a un’unica sostanza i cambiamenti della natura.

In un’epoca di profondo mutamento sociale, culturale ed antropologico e in un momento storico in cui siamo chiamati a ripensare il presente, a modificare i nostri stili di vita per garantirci un futuro possibile (questioni legate alla crescita sostenibile e all’intelligenza artificiale), è importante avere punti di riferimento da cui ripartire per ritrovare noi stessi e la nostra identità.

La collana editoriale Aqua vuole indagare il qui e ora attraverso gli artisti visivi, da sempre considerati sismografi del proprio tempo. Maurizio Vanni sceglierà un tema dal grande valore universale e simbolico intorno al quale saranno coinvolti uno o più creativi che si esprimeranno sull’argomento con opere prevalentemente pensate e realizzate ad hoc. Il suo saggio, di taglio interdisciplinare, confronterà le suggestioni narrative generali con le sollecitazioni visive di ogni artista. Un modo per indagare il presente attraverso la cultura e per mettere a fuoco i percorsi propedeutici alla comprensione dei nuovi e imprevedibili scenari che ci aspettano.

Vanitas. L’inganno del tempo

A chi gli chiedeva che cosa fosse il tempo, Sant’Agostino rispondeva: “Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più”. Senza averne certezza scientifica assoluta, ognuno di noi è consapevole che la vita ha un inizio e una fine, ma è altrettanto cosciente che siamo parte di un Tutto (che a sua volta è parte di noi) che ci sovrasta, che ci fa percepire mondi che il solo senso della vista non sarebbe in grado di mostrare. A sette artisti contemporanei è stato chiesto di raccontare il proprio personale concetto di tempo: Aviero, Elio De Luca, Annika Geigel, Hector&Hector, Luigi Petracchi, Lolita Timofeeva, Valerio Toninelli. Ne sono scaturite opere imprevedibili che dialogano con le diverse concezioni del tempo e ci raccontano la storia del genere umano. Il primo passo della conoscenza è prendere coscienza di noi.

Pasquale Galbusera. Incontro con l’Anima

Nella Grecia antica si credeva che tutte le anime finissero in un regno sotterraneo governato dal terribile Dio Ade e dalla moglie Persefone. Secondo Aristotele, l’anima era indipendente dal corpo perché conteneva l’intelletto produttivo (Divino). Con il Cristianesimo il concetto di anima si modificò fino ad arrivare ad essere considerata la realtà più prossima a Dio, la via d’accesso al mondo divino. Solo l’anima coincideva con la verità ed era immortale. Sant’Agostino affermava che solo coloro che conoscevano l’essenza della realtà potevano ambire alla salvezza dell’anima.

Pasquale Galbusera è un artista legato alla spiritualità ed è consapevole che con il termine “anima” si indichino sia l’attività in piena coscienza del genere umano sia il principio di vita di ogni essere vivente. Chi si dedica all’arte con autenticità, e come prezioso strumento connesso al proprio “essere”, è coinvolto in un processo interiore che mira, con più o meno coscienza, a scandagliare ciò che di più profondo c’è in ogni individuo: l’anima.

Riflessi d’altrove. Lo specchio nell’arte

La stupefacente ambiguità dello specchio è un elemento ricorrente nella cultura occidentale, con implicazioni a livello simbolico e metaforico che hanno avuto precisi risvolti sul piano iconografico. Pochi oggetti hanno una così grande moltitudine di significati simbolici: nel corso della storia, infatti, lo specchio è stato rappresentato come allegoria della vanità, della superbia, della conoscenza, della prudenza e dell’inganno, ma anche della dimensione in cui si forma l’io e la coscienza del sé. Per la maggior parte degli artisti, lo specchio apre a mondi altri e consente di indagare la contrapposizione tra il guardare e l’osservare, tra il vedere e il comprendere, tra l’esteriorità e l’interiorità, tra l’essere e l’apparire. La superficie riflettente consente di alterare lo spazio aprendo le porte dell’altrove.

Aviero. Il labirinto della vita. La ricerca del Minotauro

Il labirinto è una leggendaria costruzione architettonica caratterizzata da una pianta così tortuosa da rendere difficile l’orientamento e, di conseguenza, l’uscita. È un simbolo molto antico che ricorre con frequenza nella storia dell’umanità e nella storia dell’arte. In generale, rappresenta i percorsi che conducono alla consapevolezza del sé e alla conoscenza. Nel labirinto non ci si perde, nel labirinto ci si ritrova. Per Aviero, il labirinto corrisponde a una struttura archetipica che riflette e determina il nostro modo di pensare il mondo, il nostro rapporto con le sfide della quotidianità, con la presa di coscienza di tutte le questioni e le problematiche che condizionano la nostra esistenza. È come se i suoi racconti visivi si mettessero in contatto diretto con il destino, con le logiche dei valori che disciplinano l’esistenza, con quella necessità espressiva che asseconda l’innata tensione verso le forme che prendono consistenza davanti ai nostri occhi e ci preparano ad esperienze estetiche sempre nuove.

L’arte del dubbio. La creatività nell’incertezza

Il dubbio può essere contemplato come una forma d’arte se lo si considera una disciplina intellettuale che, collegata agli stati d’animo, è in grado di annullare ogni certezza, di andare oltre il velo di Maya che copre tutte le cose del mondo, di ricostruire una strada credibile che conduce all’essenza della realtà, alla verità. L’artista che affronta il tema del dubbio si dimostra coraggioso e intraprendente perché non ha paura di innovare, di cambiare proposta visiva, di mettere a nudo le proprie fragilità e debolezze, e di affrontare con determinazione il disagio legato all’abbandono di molte sue certezze. Solo in questo modo può evolvere, conoscere e crescere determinando un nuovo atteggiamento anche in chi guarda le sue opere e potrà percepire la vera natura del suo lavoro.