Laboratori a cura di Maurizio Vanni e Daniela Melchiorre; a seguire un convegno sui risultati
Al Museo Stibbert di Firenze un progetto inedito di “Museoterapia”, proposto dall’Associazione culturale Mosaika, in collaborazione con il Museo Stibbert, curato da Maurizio Vanni (Museologo, specialista in Museoterapia, Università di Pisa) e Daniela Melchiorre (Presidente della Società Medico Chirurgica Lucchese e specialista in Reumatologia), ha esplorato come la cultura e l’arte possano incidere positivamente sulla salute, in particolare sulle persone affette da sindrome fibromialgica. Il progetto, che si è concretizzato in una serie di laboratori dedicati, ha coinvolto anche Gabriele Gailli (Insegnante di yoga terapia, ayurveda e meditazione, Presidente della European Union of Yoga Organizations), Simona Di Marco (Vicedirettrice del Museo) e Michela Cicchinè (Event manager, Coordinatrice esecutiva del progetto).
La fibromialgia è una condizione cronica complessa che provoca dolore diffuso, affaticamento, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Colpisce soprattutto le donne e può incidere profondamente sulla qualità della vita, influenzando l’umore e le attività quotidiane. Pur non essendo ancora del tutto chiarite le cause, si ritiene che la sindrome derivi da un’alterata percezione del dolore a livello del sistema nervoso centrale. Proprio per questo, negli ultimi anni si è affermata l’importanza di approcci terapeutici integrati, capaci di affiancare ai trattamenti medici esperienze culturali, artistiche e relazionali che favoriscano il benessere psicofisico e la gestione dello stress.
L’obiettivo è dimostrare, attraverso una misurazione soggettiva (interviste e questionari) e oggettiva (validazione attraverso la BCI – Brain Computer Interface – versione semplificata delle apparecchiature mediche EEG e ECG), come l’esperienza estetica condivisa nel museo, supportata da sedute di Yoga Museum e da Narrazione terapeutica, possa diventare strumento di benessere, alleviando gli stati di stress, generando energia psico-fisica e migliorando la qualità della vita dei pazienti. La responsabilità sociale dei musei, che si concentra sull’inclusione, sull’accessibilità, sul bene comune e relazionale, contempla le sale espositive anche come spazi di inclusione socio-sanitaria, capaci di contribuire alla saluto-genesi dei pazienti, migliorando la qualità della vita e rafforzando il legame tra cultura e benessere. La Museoterapia, e in generale il rapporto tra museo, salute e benessere, può entrare nelle modalità gestionali di qualunque museo e rappresentare una grande risorsa per un sistema museale, ma anche per la comunità di riferimento.
“La frequentazione dei musei – evidenzia Maurizio Vanni – arricchita da esperienze laboratoriali, può apportare benefici concreti all’umore, ridurre lo stress, alleviare gli stati d’ansia e influenzare positivamente il pensiero, infondendo nuova energia alla nostra esistenza. La Museoterapia risponde all’esigenza di creare esperienze estetiche capaci di far ritrovare l’equilibrio psico-fisico, di lenire problematiche cognitive e migliorare la qualità della vita delle persone affette da sindrome fibromialgica”.
Gli incontri, che si sono tenuti al Museo Stibbert nel mese di ottobre e novembre, sono stati strutturati per sperimentare un percorso che unisce pratica laboratoriale (yoga e tecniche di rilassamento), stimolazione percettiva (narrazione terapeutica) e momenti di condivisione e consapevolezza collettiva attraverso un confronto con i partecipanti per comprendere gli “effetti in tempo reale”.
A febbraio 2026 è prevista l’organizzazione del convegno: “Le opere d’arte come fonte di benessere. Il Museo diventa luogo del welfare culturale”, che offrirà, tra le altre cose, l’opportunità di raccontare l’esperienza del Museo Stibbert, di fare una restituzione del lavoro svolto (valutazione soggettiva dai questionari e oggettiva attraverso la valutazione dei tracciati EEG) con un focus sulla metodologia utilizzata, per una validazione scientifica dell’esperienza estetica all’interno di una terapia multimodale e interdisciplinare, e di approfondire temi legati alla responsabilità sociale e al welfare culturale dei musei insieme a professionisti nazionali e internazionali con competenze interdisciplinari.
“Durante i laboratori di Museoterapia – afferma Daniela Melchiorre – è stato straordinario osservare come le particolarità di un’opera d’arte o di un oggetto esposto nel museo, intrecciandosi con i contributi forniti dai pazienti, siano state in grado di creare una relazione forte e spontanea, sia intima che collettiva. Ed è proprio questa caratteristica, insieme ai dati presenti in letteratura che confermano il miglioramento dei sintomi, che ci spinge, come specialisti di reumatologia, ad esplorare tale dimensione estetica, emozionale e cognitiva”.
Il Museo Stibbert è una struttura espositiva che offre molteplici sollecitazioni percettive, non solo per la tipologia degli oggetti di grande valore e delle opere che espone, ma anche per un progetto di allestimento che, alla stregua di una grandiosa scenografia teatrale concepita dall’ideatore del museo Frederick Stibbert, sorprende, meraviglia e stupisce in ognuna delle sale: “Il Museo Stibbert – sottolinea il Direttore Enrico Colle – si è rivelato ancora una volta come luogo magico per far vivere sensazioni ed emozioni a tutti i visitatori; in particolare, siamo particolarmente contenti che anche i partecipanti al laboratorio di Museoterapia organizzato per le persone affette da sindrome fibromialgica abbiano beneficiato degli scenografici allestimenti e delle opere d’arte conservate nel museo”.
Dopo una prima fase condotta da Daniela Melchiorre i pazienti sono stati fatti sedere ed è stato chiesto loro di indossare il dispositivo BCI. In un secondo momento sono stati sollecitati a concedersi all’esperienza olistica con Gabriele Gailli, che ha proposto diverse attività mirate a riattivare i sensi, alla corretta respirazione, a stimolare energia psico-fisica. Maurizio Vanni e Simona Di Marco, attraverso una “narrazione speciale”, hanno accompagnato le persone in alcune sale espositive, partendo dallo spettacolare “Salone della Cavalcata” che ospita 12 cavalieri in armatura, continuando attraverso la “Sala della Cavalcata islamica” per concludersi nella stupefacente, ricchissima e sfarzosa “Sala della Malachite”, generando connessioni cognitive, sensoriali, emotive e memoriali. Ogni confronto si è concluso con un confronto finale, per riflettere, anche attraverso la compilazione di un questionario, sugli effetti finali e sulle prospettive di continuità del percorso.
Durante il follow up sono emerse le prime valutazioni che hanno messo in evidenza la straordinarietà dell’esperienza umana condivisa, l’importanza della partecipazione insieme a persone con le stesse problematiche, la meraviglia di fronte alle collezioni Stibbert che, in particolare, è stata accolta a livello percettivo in un contesto che consideravano “neutrale e protetto”. Alcune persone hanno dichiarato di aver in parte dimenticato, almeno durante il laboratorio, la propria patologia. Altre hanno riscontrato di aver ritrovato un inedito amore per sé stessi e per le altre persone. Altre ancora hanno affermato di aver velocemente superato la diffidenza iniziale grazie all’empatia con il gruppo di lavoro. La sensazione di benessere si è protratta nel tempo e, in generale, sembra avere avuto un effetto positivo almeno per la settimana successiva agli incontri. Quasi tutti i presenti hanno temuto una sorta di effetto rebound una volta rientrati nella loro quotidianità e, forse anche per questo, hanno chiesto di ripetere l’esperienza arricchendola con più laboratori.
Maurizio Vanni
Storico dell’arte, Museologo, specialista del rapporto “Musei, salute e ben-essere”, docente di Sostenibilità, Valorizzazione e Gestione Museale (UNIPI) e di Marketing per la cultura (Università di Roma Tor Vergata). Già Visiting Professor alla UMSA – Universidad del Museo Social Argentino (2013-2018). È Direttore scientifico della Collana “Musei e Museologia del presente” (Pacini Editore, Pisa). Ha al suo attivo tre direzioni museali e oltre 400 pubblicazioni. È appena uscito “Museologia e percezione. Dalla contemplazione del bello all’esperienza estetica”. Ha collaborato con il Ministero della Cultura – Soprintendenza per le Province di Lucca e Massa Carrara dal 2021 al 2023. Ha curato più di 400 mostre, realizzato progetti legati alla Museologia, alla gestione museale, alla Museoterapia e tenuto conferenze e seminari in oltre 60 musei e 40 università di 32 paesi del mondo.
Daniela Melchiorre
Laureata in Medicina e Chirurgia, specializzata in Reumatologia, Biochimica e Chimica clinica presso l’Università degli Studi di Pisa. Ha conseguito il diploma di Dottorato in Medicina Clinica e Sperimentale presso l’Università degli Studi di Firenze dove ha ricoperto il ruolo di ricercatore, docente e coordinatrice di modulo. Dal 2010 è Presidente della Società Medico Chirurgica Lucchese, è iscritta all’albo speciale dei giornalisti ed è responsabile della rivista online “Medicina e Cultura M&C”. Dal 2015 è Referente regionale S.I.U.M.B. per l’ecografia. Attualmente è impegnata con progetti di ricerca presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze. Ha al suo attivo oltre 80 pubblicazioni e numerose partecipazioni a convegni nazionali e internazionali come relatrice o moderatrice. Ha organizzato ed è stata Direttrice scientifica di convegni di interesse socio-culturale. E’ ambassador per la fondazione Gimbe
